• "Era il 2 maggio 2014, quando militanti di estrema destra e neonazisti ucraini, filo-europeisti, a Odessa, in Ucraina, aggredirono e massacrarono manifestanti comunisti e di sinistra, favorevoli all’indipendenza della regione del Donbass e contro l’entrata dell’Ucraina nell’UE."

    Così narrano il massacro di Odessa i meno infami, ma anche in questa narrazione c'è il falso e la superficialità.

    Intanto va detto che da quel massacro iniziò la guerra civile in Ucraina tra forze naziste sostenute dagli Stati occidentali e le popolazioni del Donbass, le quali dopo quella strage di Odessa hanno deciso collettivamente di difendersi armi in pugno. Ma cosa sono socialmente queste popolazioni del Donbass? Nella narrazione semplificata e subdola le si descrivono come popolazioni russofone, filo putiniane, anti-ue, qual'è invece la verità sociologica e di classe più profonda ?

    Nel Donbass vi è da sempre una forte concentrazione di classe operaia (operai, impiegati, minatori...) sindacalizzata e coesa. Dico "sindacalizzata" per definire una classe operaia non rivoluzionaria ed allo stesso tempo però assolutamente ostile al capitalismo liberista fatto di privatizzazioni, chiusure di aziende, speculazioni e di sopraffazione. Insomma una classe di "diritti e doveri" che non mette in discussione la gerarchia del lavoro e il profitto, ma pretende però che parte di quel profitto venga reinvestito e redistribuito in salario diretto e indiretto (stato sociale) senza tante discussioni. Sono stati proprio quegli operai lì ad imbracciare le armi.

    Le popolazioni del Donbass si sono formate culturalmente e politicamente nella grande industria dell'estrazione e della trasformazione delle materie prime, e sanno di essere fulcro della società, gente che se ne sbatte di massimizzare i profitti, che guarda con avversione l'aumento della produttività e la robotizzazione che toglie loro lavoro, che impone ritmi... Insomma quella gente è e resta, secondo i canoni liberisti da "capitale umano" una obsolescenza, un esubero da eliminare, è sostanzialmente l'operaio massa in versione Russa.

    Quell'operaio che in tutto l'occidente fu sconfitto ed eliminato negli anni 70/80, sostituito dall'operaio precario, flessibile, terziarizzato, disperso in mille mansioni e luoghi, disoccupato e marginale, schiacciato dalla finanziarizzazione dell'economia che ha ridotto la forza lavoro a orpello quasi inutile, senza diritti, da comprare al prezzo più basso possibile, usare e gettare.

    Ecco, quella classe operaia del Donbass rimane invece "conservatrice" si oppone a questo modello sociale e ai nazisti che cercavano di imporlo con l'occidente, il quale comunque valutava secondario questo obiettivo di eliminazione ma vedeva in quella popolazione un perfetto mezzo per provocare la Fed Russa, da qui la narrazione condivisa un po' da tutti di chiamare quella gente "russa o russofona" ma sono classe sociale !

    Ad Odessa i nazisti non hanno massacrato esseri umani in una discoteca ma dentro la casa dei sindacati dove i manifestanti anti-golpisti si erano rifugiati dopo essere stati bersagli di violenze da parte di nazifascisti e polizia (vi ricorda niente compagni ?) durante il corteo.

    Oh si, gente ribelle, determinata, rozza e molto diversa da noi, perché tradizionalista, religiosa, poco propensa ad assimilare culture LGBT e poco avvezza alle fantasy della woke culture, oltre che radicalmente antinazista... Stiamo parlando pur sempre di classe in sé letteralmente.

    Che l'indipendentismo e l'annessionismo non siano esattamente istanze rivoluzionarie non ci piove, che quelle popolazioni non lo siano di fatto come soggetti politici altrettanto vero, loro hanno scelto su basi tattiche e strategiche quello che come classe in questo momento gli garantiva vita e un futuro accettabile, cioè la Russia del democristiano Putin.
    Non hanno creduto alle favole sull'eldorado hollywoodiano occidentale che hanno trasformato l'altra parte del popolo ucraino in carne da macello e prostitute, loro sono stati le vittime sacrificali di una provocazione e lo hanno pagato col sangue.

    A Vadim Papura e tutti i martiri del massacro di Odessa.
    "Era il 2 maggio 2014, quando militanti di estrema destra e neonazisti ucraini, filo-europeisti, a Odessa, in Ucraina, aggredirono e massacrarono manifestanti comunisti e di sinistra, favorevoli all’indipendenza della regione del Donbass e contro l’entrata dell’Ucraina nell’UE." Così narrano il massacro di Odessa i meno infami, ma anche in questa narrazione c'è il falso e la superficialità. Intanto va detto che da quel massacro iniziò la guerra civile in Ucraina tra forze naziste sostenute dagli Stati occidentali e le popolazioni del Donbass, le quali dopo quella strage di Odessa hanno deciso collettivamente di difendersi armi in pugno. Ma cosa sono socialmente queste popolazioni del Donbass? Nella narrazione semplificata e subdola le si descrivono come popolazioni russofone, filo putiniane, anti-ue, qual'è invece la verità sociologica e di classe più profonda ? Nel Donbass vi è da sempre una forte concentrazione di classe operaia (operai, impiegati, minatori...) sindacalizzata e coesa. Dico "sindacalizzata" per definire una classe operaia non rivoluzionaria ed allo stesso tempo però assolutamente ostile al capitalismo liberista fatto di privatizzazioni, chiusure di aziende, speculazioni e di sopraffazione. Insomma una classe di "diritti e doveri" che non mette in discussione la gerarchia del lavoro e il profitto, ma pretende però che parte di quel profitto venga reinvestito e redistribuito in salario diretto e indiretto (stato sociale) senza tante discussioni. Sono stati proprio quegli operai lì ad imbracciare le armi. Le popolazioni del Donbass si sono formate culturalmente e politicamente nella grande industria dell'estrazione e della trasformazione delle materie prime, e sanno di essere fulcro della società, gente che se ne sbatte di massimizzare i profitti, che guarda con avversione l'aumento della produttività e la robotizzazione che toglie loro lavoro, che impone ritmi... Insomma quella gente è e resta, secondo i canoni liberisti da "capitale umano" una obsolescenza, un esubero da eliminare, è sostanzialmente l'operaio massa in versione Russa. Quell'operaio che in tutto l'occidente fu sconfitto ed eliminato negli anni 70/80, sostituito dall'operaio precario, flessibile, terziarizzato, disperso in mille mansioni e luoghi, disoccupato e marginale, schiacciato dalla finanziarizzazione dell'economia che ha ridotto la forza lavoro a orpello quasi inutile, senza diritti, da comprare al prezzo più basso possibile, usare e gettare. Ecco, quella classe operaia del Donbass rimane invece "conservatrice" si oppone a questo modello sociale e ai nazisti che cercavano di imporlo con l'occidente, il quale comunque valutava secondario questo obiettivo di eliminazione ma vedeva in quella popolazione un perfetto mezzo per provocare la Fed Russa, da qui la narrazione condivisa un po' da tutti di chiamare quella gente "russa o russofona" ma sono classe sociale ! Ad Odessa i nazisti non hanno massacrato esseri umani in una discoteca ma dentro la casa dei sindacati dove i manifestanti anti-golpisti si erano rifugiati dopo essere stati bersagli di violenze da parte di nazifascisti e polizia (vi ricorda niente compagni ?) durante il corteo. Oh si, gente ribelle, determinata, rozza e molto diversa da noi, perché tradizionalista, religiosa, poco propensa ad assimilare culture LGBT e poco avvezza alle fantasy della woke culture, oltre che radicalmente antinazista... Stiamo parlando pur sempre di classe in sé letteralmente. Che l'indipendentismo e l'annessionismo non siano esattamente istanze rivoluzionarie non ci piove, che quelle popolazioni non lo siano di fatto come soggetti politici altrettanto vero, loro hanno scelto su basi tattiche e strategiche quello che come classe in questo momento gli garantiva vita e un futuro accettabile, cioè la Russia del democristiano Putin. Non hanno creduto alle favole sull'eldorado hollywoodiano occidentale che hanno trasformato l'altra parte del popolo ucraino in carne da macello e prostitute, loro sono stati le vittime sacrificali di una provocazione e lo hanno pagato col sangue. A Vadim Papura e tutti i martiri del massacro di Odessa.
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  • PIL: in 20 anni di UE l'Italia ha perso il 20% della sua capacità produttiva


    https://dituttoedipiu.altervista.org/limpatto-negativo-dellue-sulla-produzione-industriale-italiana-negli-ultimi-ventanni/


    #PIL #Italia #UnioneEuropea #UE #CapacitàProduttiva #IndustriaItaliana #ProduzioneIndustriale #EconomiaItaliana #DeclinoEconomico #VentiAnni #ImpattoNegativo #CrisiIndustriale #EconomiaUE #PoliticheUE #Competitività #MercatoUnico #EconomiaGlobale #Recessione #CrescitaEconomica #PoliticheEconomiche #EffettoUE #AnalisiEconomica #IndustriaUE #SettoreManifatturiero #EconomiaItalia #DeclinoIndustriale #PoliticheAusterità #Globalizzazione #Produttività #CrisiEconomica
    PIL: in 20 anni di UE l'Italia ha perso il 20% della sua capacità produttiva https://dituttoedipiu.altervista.org/limpatto-negativo-dellue-sulla-produzione-industriale-italiana-negli-ultimi-ventanni/ #PIL #Italia #UnioneEuropea #UE #CapacitàProduttiva #IndustriaItaliana #ProduzioneIndustriale #EconomiaItaliana #DeclinoEconomico #VentiAnni #ImpattoNegativo #CrisiIndustriale #EconomiaUE #PoliticheUE #Competitività #MercatoUnico #EconomiaGlobale #Recessione #CrescitaEconomica #PoliticheEconomiche #EffettoUE #AnalisiEconomica #IndustriaUE #SettoreManifatturiero #EconomiaItalia #DeclinoIndustriale #PoliticheAusterità #Globalizzazione #Produttività #CrisiEconomica
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    L'Impatto negativo dell'UE sulla produzione industriale italiana negli ultimi vent'anni" - D TUTTO E D+
    L'Impatto negativo dell'UE sulla produzione industriale italiana negli ultimi vent'anni" Negli ultimi vent'anni, l'Unione Europea ha posto
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  • Pochi giorni fa, Taiwan è stata vittima di un violento terremoto che, con una magnitudo di 7.4 gradi, ha scosso e provocato diversi danni in varie città dell'isola, a partire dalla sua capitale Taipei.

    Ed è proprio nella capitale taiwanese che si trova il Taipei 101, uno dei grattacieli più iconici e imponenti al mondo.

    Ebbene, nonostante l'intensità del sisma, l'edificio in questione - con i suoi ben 508 metri d'altezza - non solo non è crollato, ma non ha riportato sostanzialmente alcun danno strutturale.

    Questo è stato possibile grazie ad una sfera antisismica realizzata in Veneto, precisamente dalla Fip Mec di Selvazzano, una società con sede a Padova, sulla scorta di un progetto dell'ingegnere Renato Vitaliani, all'epoca Professore di Tecnica delle Costruzioni presso la Facoltà di Ingegneria dell’Università degli Studi di Padova.

    Questa sfera antisismica, pesante ben 660 tonnellate, è stata installata tra l'87° e il 92° piano del Taipei 101 ed è in grado di assorbire e dissipare l'energia cinetica generata da terremoti e venti violenti, proteggendo l'edificio e le persone al suo interno da danni potenzialmente catastrofici.

    Perché raccontare questa storia?

    Perché, in un'epoca in cui spesso si tende a sminuire le reali competenze, risorse e potenzialità dell'Italia e degli italiani, in un clima di complessiva autosvalutazione e autorizzismo, sottolineare una vicenda che, invece, va in senso contrario, risulta un gesto quasi rivoluzionario.

    Non possiamo non notare (con infinito fastidio) come, a livello internazionale, l'Italia tenda a sottovalutare il proprio ruolo e il proprio potenziale, non riconoscendo pienamente il prestigio storico, artistico e culturale di cui per secoli è stata un faro.

    È anche da un atteggiamento autolesionista come questo che deriva poi l'incapacità del nostro Paese di difendere i propri interessi in contesti internazionali.

    La stessa identica cosa la possiamo osservare per quanto concerne il contesto economico, dove l'autorazzismo si riflette nella percezione negativa degli italiani riguardo alla propria produttività, innovazione e competitività sul mercato globale.

    Spesso tendiamo a sottostimare le eccellenze italiane in settori chiave come l'industria manifatturiera, il design, la moda, la gastronomia e la tecnologia, non riconoscendo la creatività, la qualità e le competenze che contraddistinguono il cosiddetto "made in Italy".

    Anche nel campo della ricerca scientifica e dell'innovazione, l'Italia spesso si auto-limita nella valorizzazione del proprio potenziale, non sfruttando a pieno le risorse umane e intellettuali di cui dispone. I "cervelli italiani", rinomati in tutto il mondo per la loro competenza e ingegno, troppo spesso si trovano costretti a cercare opportunità all'estero a causa di un sistema che fatica a valorizzarli adeguatamente in casa.

    Ecco che, allora, è fondamentale raccontare anche di storie apparentemente periferiche e banali come quella del Taipei 101, se non altro per sottolineare un qualcosa che dovrebbe essere insito in noi e che tragicamente, invece, spesso viene dimenticato: la consapevolezza che l'Italia e gli italiani sono stati - e possono essere ancora oggi - un faro di cultura, innovazione e creatività nel mondo, e che possiedono una tradizione di eccellenza che va preservata, valorizzata e promossa.

    È assolutamente necessario un cambio di prospettiva.

    Gli italiani devono tornare a riconoscere e a celebrare le proprie eccellenze, a investire nell'istruzione, nella ricerca e nell'innovazione, e a incoraggiare la creatività e l'ambizione nelle nuove generazioni.

    ✍🏻 Giacomo Del Pio Luogo
    segretario Pro Italia Treviso
    Pochi giorni fa, Taiwan è stata vittima di un violento terremoto che, con una magnitudo di 7.4 gradi, ha scosso e provocato diversi danni in varie città dell'isola, a partire dalla sua capitale Taipei. Ed è proprio nella capitale taiwanese che si trova il Taipei 101, uno dei grattacieli più iconici e imponenti al mondo. Ebbene, nonostante l'intensità del sisma, l'edificio in questione - con i suoi ben 508 metri d'altezza - non solo non è crollato, ma non ha riportato sostanzialmente alcun danno strutturale. Questo è stato possibile grazie ad una sfera antisismica realizzata in Veneto, precisamente dalla Fip Mec di Selvazzano, una società con sede a Padova, sulla scorta di un progetto dell'ingegnere Renato Vitaliani, all'epoca Professore di Tecnica delle Costruzioni presso la Facoltà di Ingegneria dell’Università degli Studi di Padova. Questa sfera antisismica, pesante ben 660 tonnellate, è stata installata tra l'87° e il 92° piano del Taipei 101 ed è in grado di assorbire e dissipare l'energia cinetica generata da terremoti e venti violenti, proteggendo l'edificio e le persone al suo interno da danni potenzialmente catastrofici. Perché raccontare questa storia? Perché, in un'epoca in cui spesso si tende a sminuire le reali competenze, risorse e potenzialità dell'Italia e degli italiani, in un clima di complessiva autosvalutazione e autorizzismo, sottolineare una vicenda che, invece, va in senso contrario, risulta un gesto quasi rivoluzionario. Non possiamo non notare (con infinito fastidio) come, a livello internazionale, l'Italia tenda a sottovalutare il proprio ruolo e il proprio potenziale, non riconoscendo pienamente il prestigio storico, artistico e culturale di cui per secoli è stata un faro. È anche da un atteggiamento autolesionista come questo che deriva poi l'incapacità del nostro Paese di difendere i propri interessi in contesti internazionali. La stessa identica cosa la possiamo osservare per quanto concerne il contesto economico, dove l'autorazzismo si riflette nella percezione negativa degli italiani riguardo alla propria produttività, innovazione e competitività sul mercato globale. Spesso tendiamo a sottostimare le eccellenze italiane in settori chiave come l'industria manifatturiera, il design, la moda, la gastronomia e la tecnologia, non riconoscendo la creatività, la qualità e le competenze che contraddistinguono il cosiddetto "made in Italy". Anche nel campo della ricerca scientifica e dell'innovazione, l'Italia spesso si auto-limita nella valorizzazione del proprio potenziale, non sfruttando a pieno le risorse umane e intellettuali di cui dispone. I "cervelli italiani", rinomati in tutto il mondo per la loro competenza e ingegno, troppo spesso si trovano costretti a cercare opportunità all'estero a causa di un sistema che fatica a valorizzarli adeguatamente in casa. Ecco che, allora, è fondamentale raccontare anche di storie apparentemente periferiche e banali come quella del Taipei 101, se non altro per sottolineare un qualcosa che dovrebbe essere insito in noi e che tragicamente, invece, spesso viene dimenticato: la consapevolezza che l'Italia e gli italiani sono stati - e possono essere ancora oggi - un faro di cultura, innovazione e creatività nel mondo, e che possiedono una tradizione di eccellenza che va preservata, valorizzata e promossa. È assolutamente necessario un cambio di prospettiva. Gli italiani devono tornare a riconoscere e a celebrare le proprie eccellenze, a investire nell'istruzione, nella ricerca e nell'innovazione, e a incoraggiare la creatività e l'ambizione nelle nuove generazioni. ✍🏻 Giacomo Del Pio Luogo segretario Pro Italia Treviso
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