• SMEMBRANDO QUARTIERI

    Quello che fa inorridire non è solo la solita speculazione edilizia, l’ennesima cementificazione selvaggia che di certo non arricchirà il tessuto sociale, ma piuttosto i conti bancari di qualche investitore. No, la vera tragedia è culturale. Perché il problema non è solo cosa si costruisce, ma cosa si distrugge per farlo.

    Milano sta vivendo un lento processo di cancellazione della propria storia urbana, una rimozione sistematica di edifici e simboli che hanno dato identità ai quartieri. Non sono solo palazzi da riempire e svuotare come camere d’albergo, ma spazi che hanno segnato la crescita e l’evoluzione di intere comunità. Eppure, la città continua a smantellare tutto senza memoria, senza rispetto, senza una visione che vada oltre il profitto immediato. Decostruendo i quartieri, si cancella la storia. E nemmeno con la certezza che le casse pubbliche ne trarranno beneficio.

    Il caso del "Tamburello" di Affori

    L’ultimo esempio di questa politica dello sfregio urbano è il Tamburello, storico edificio tra via Astesani e la stazione FN di Affori. Un nome che forse non tutti conoscono, ma che per decenni ha rappresentato un punto fermo per il Municipio 9. Costruito negli anni ’60 su progetto degli architetti Vito e Gustavo Latis, ha ospitato una filiale della Banca Nazionale del Lavoro, poi un’edicola, un parcheggio, e infine è diventato uno spazio sociale con il collettivo Ri-make, prima dello sgombero nel 2018.
    Oggi, il Tamburello è destinato alla demolizione per far posto all’ennesimo complesso residenziale: nove piani, 21 appartamenti, spazi commerciali. Un progetto curato dalla società immobiliare Rehalta, parte del gruppo FG Invest, e affidato a Coima Image. La costruzione sarebbe dovuta partire da tempo, ma i lavori ancora non sono iniziati.

    Non si tratta solo di un vecchio edificio abbandonato. Il Tamburello era e poteva essere ancora un luogo di aggregazione, un punto di riferimento per il quartiere. La cittadinanza, consapevole di ciò che si sta per perdere, non è rimasta a guardare e ha lanciato una raccolta firme per chiedere al Comune di Milano di fermare la demolizione e valutare alternative concrete. La proposta è chiara: riqualificare invece di abbattere, trasformando l’edificio in un centro polifunzionale per associazioni, eventi culturali, laboratori artigianali e servizi di welfare.

    Ancora una volta, la città si muove senza la politica, perché tanto l’interesse per i quartieri si accende solo sotto elezioni. Milano si racconta come città europea, innovativa, inclusiva. Ma la verità è che le manca quella mentalità creativa che altrove ha permesso di valorizzare il patrimonio esistente senza distruggerlo.

    A Rotterdam bastano quattro case cubiche per fare scuola di architettura. A Londra si reinventano interi quartieri con moduli abitativi sostenibili. Qui, invece, si abbatte e si ricostruisce senza logica, senza sensibilità, senza una strategia che non sia quella del guadagno immediato.
    Ma tutto si altera. E tutto si deteriora. E comunque, il passato non ritorna.

    #SalviamoIlTamburello #Affori #Milano #RigenerazioneUrbana #SpeculazioneEdilizia #PartecipazioneCivica #CulturaNonSiDemolisce
    SMEMBRANDO QUARTIERI 🏗️💔 Quello che fa inorridire non è solo la solita speculazione edilizia, l’ennesima cementificazione selvaggia che di certo non arricchirà il tessuto sociale, ma piuttosto i conti bancari di qualche investitore. No, la vera tragedia è culturale. Perché il problema non è solo cosa si costruisce, ma cosa si distrugge per farlo. Milano sta vivendo un lento processo di cancellazione della propria storia urbana, una rimozione sistematica di edifici e simboli che hanno dato identità ai quartieri. Non sono solo palazzi da riempire e svuotare come camere d’albergo, ma spazi che hanno segnato la crescita e l’evoluzione di intere comunità. Eppure, la città continua a smantellare tutto senza memoria, senza rispetto, senza una visione che vada oltre il profitto immediato. Decostruendo i quartieri, si cancella la storia. E nemmeno con la certezza che le casse pubbliche ne trarranno beneficio. 📍 Il caso del "Tamburello" di Affori L’ultimo esempio di questa politica dello sfregio urbano è il Tamburello, storico edificio tra via Astesani e la stazione FN di Affori. Un nome che forse non tutti conoscono, ma che per decenni ha rappresentato un punto fermo per il Municipio 9. Costruito negli anni ’60 su progetto degli architetti Vito e Gustavo Latis, ha ospitato una filiale della Banca Nazionale del Lavoro, poi un’edicola, un parcheggio, e infine è diventato uno spazio sociale con il collettivo Ri-make, prima dello sgombero nel 2018. Oggi, il Tamburello è destinato alla demolizione per far posto all’ennesimo complesso residenziale: nove piani, 21 appartamenti, spazi commerciali. Un progetto curato dalla società immobiliare Rehalta, parte del gruppo FG Invest, e affidato a Coima Image. La costruzione sarebbe dovuta partire da tempo, ma i lavori ancora non sono iniziati. 🔎 Non si tratta solo di un vecchio edificio abbandonato. Il Tamburello era e poteva essere ancora un luogo di aggregazione, un punto di riferimento per il quartiere. La cittadinanza, consapevole di ciò che si sta per perdere, non è rimasta a guardare e ha lanciato una raccolta firme per chiedere al Comune di Milano di fermare la demolizione e valutare alternative concrete. La proposta è chiara: riqualificare invece di abbattere, trasformando l’edificio in un centro polifunzionale per associazioni, eventi culturali, laboratori artigianali e servizi di welfare. 💬 Ancora una volta, la città si muove senza la politica, perché tanto l’interesse per i quartieri si accende solo sotto elezioni. Milano si racconta come città europea, innovativa, inclusiva. Ma la verità è che le manca quella mentalità creativa che altrove ha permesso di valorizzare il patrimonio esistente senza distruggerlo. A Rotterdam bastano quattro case cubiche per fare scuola di architettura. A Londra si reinventano interi quartieri con moduli abitativi sostenibili. Qui, invece, si abbatte e si ricostruisce senza logica, senza sensibilità, senza una strategia che non sia quella del guadagno immediato. Ma tutto si altera. E tutto si deteriora. E comunque, il passato non ritorna. #SalviamoIlTamburello 🥁 #Affori #Milano #RigenerazioneUrbana #SpeculazioneEdilizia #PartecipazioneCivica #CulturaNonSiDemolisce
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  • Sabato 6 aprile alle 15:00 a Milano
    in via Brusuglio 70, (M3 Affori Centro) presso la sede dell'Associazione Radicale Enzo Tortora ci sarà una prima riunione pubblica informale organizzata da “PROGETTO NONVIOLENTO” nell'ottica di aprire una discussione riguardante il futuro e le motivazioni alla base del "movimento del dissenso". Chi volesse ulteriori informazioni o volesse partecipare puo' contattarci via mail (progettononviolentomilano@proton.me) oppure su Telegram (progettononviolento.org) INGRESSO LIBERO
    “PROGETTO NONVIOLENTO”: Riunione pubblica
    Sabato 6 aprile alle 15:00 a Milano
    in via Brusuglio 70, (M3 Affori Centro)
    presso la sede dell'Associazione Radicale Enzo Tortora
    SEI INVITATO A PARTECIPARE
    Chi siamo?
    Siamo un gruppo di attivisti di vari gruppi e movimenti, alcuni formatisi in reazione alle politiche
    "pandemiche" autoritarie del biennio 2020-2022.
    Abbiamo organizzato il convegno La nonviolenza nell'era dell'emergenza (Milano, ottobre 2022), e
    abbiamo contribuito alla realizzazione del Convegno alla rovescia (Roma, aprile 2023). Abbiamo
    partecipato alla campagna referendaria di Generazioni Future e del CLN, e promosso iniziative
    come: digiuni collettivi contro il green pass, un corteo antimilitarista a Perugia, una mobilitazione
    in sostegno al digiuno di Alfredo Cospito, e altre azioni di questo tipo.
    Siamo decisi e attivi nel proseguire il nostro impegno per la diffusione della nonviolenza gandhiana
    e per un suo adattamento alle condizioni storiche presenti.
    In questo percorso, prima ancora della diffusione della teoria e della pratica della nonviolenza, ci
    appare fondamentale riprendere il nucleo fondamentale del Satyagraha (la nonviolenza gandhiana):
    la Verità. Nell'epoca della menzogna generalizzata (quale è quella in cui viviamo), opporsi alla
    menzogna con la ricerca pubblica della verità è fondamentale. E una parte per noi integrante della
    ricerca della verità è la chiarezza intellettuale.
    Nel movimento del dissenso, al quale primariamente ci rivolgiamo, convivono, a parer nostro,
    posizioni incompatibili, che gli impediscono di assumere una direzione chiara e unitaria e dunque
    di diventare una realtà che abbia un peso politico e influisca sullo status quo. Intendiamo pertanto
    dare un contributo per far chiarezza sulle questioni fondamentali che deve affrontare chi vuole
    opporsi costruttivamente alla direzione che hanno preso i governi e le forze politiche europee.
    Ma ci rivolgiamo anche a tutti coloro che si oppongono all'espansione della guerra e al progettato
    coinvolgimento dei paesi dell'UE nella guerra in Ucraina, nella speranza di riuscire a elaborare un
    progetto di opposizione che si basi sul riconoscimento della complementarità delle politiche di
    guerra con le politiche pandemiche alle quali abbiamo assistito negli ultimi quattro anni.
    Perché una riunione pubblica?
    Sentiamo la necessità di confrontarci con tutti coloro con cui ci siamo relazionati negli ultimi anni,
    per almeno due motivi. Il primo è la necessità di sentire pareri sul nostro progetto: vogliamo capire
    se è condivisibile da parte di altri, o se non suscita il minimo interesse. Il secondo, che dipende dal
    primo, è allagare il nostro gruppo, per tentare di metterci all'altezza del nostro progetto, che non è
    realizzabile senza la costituzione di un gruppetto meno esiguo del nostro.
    Abbiamo in mente i prossimi passi: un ciclo di incontri pubblici, uno di video che approfondiscano
    questioni storiche che hanno stretta relazione con la situazione odierna. Un confronto con altre
    persone ci aiuterà anche a capire cosa portare avanti, in che modo e con quale risposta.
    Ti aspettiamo.
    Per info o gradita conferma di partecipazione: progettononviolentomilano@proton.
    Sabato 6 aprile alle 15:00 a Milano in via Brusuglio 70, (M3 Affori Centro) presso la sede dell'Associazione Radicale Enzo Tortora ci sarà una prima riunione pubblica informale organizzata da “PROGETTO NONVIOLENTO” nell'ottica di aprire una discussione riguardante il futuro e le motivazioni alla base del "movimento del dissenso". Chi volesse ulteriori informazioni o volesse partecipare puo' contattarci via mail (progettononviolentomilano@proton.me) oppure su Telegram (progettononviolento.org) INGRESSO LIBERO “PROGETTO NONVIOLENTO”: Riunione pubblica Sabato 6 aprile alle 15:00 a Milano in via Brusuglio 70, (M3 Affori Centro) presso la sede dell'Associazione Radicale Enzo Tortora SEI INVITATO A PARTECIPARE Chi siamo? Siamo un gruppo di attivisti di vari gruppi e movimenti, alcuni formatisi in reazione alle politiche "pandemiche" autoritarie del biennio 2020-2022. Abbiamo organizzato il convegno La nonviolenza nell'era dell'emergenza (Milano, ottobre 2022), e abbiamo contribuito alla realizzazione del Convegno alla rovescia (Roma, aprile 2023). Abbiamo partecipato alla campagna referendaria di Generazioni Future e del CLN, e promosso iniziative come: digiuni collettivi contro il green pass, un corteo antimilitarista a Perugia, una mobilitazione in sostegno al digiuno di Alfredo Cospito, e altre azioni di questo tipo. Siamo decisi e attivi nel proseguire il nostro impegno per la diffusione della nonviolenza gandhiana e per un suo adattamento alle condizioni storiche presenti. In questo percorso, prima ancora della diffusione della teoria e della pratica della nonviolenza, ci appare fondamentale riprendere il nucleo fondamentale del Satyagraha (la nonviolenza gandhiana): la Verità. Nell'epoca della menzogna generalizzata (quale è quella in cui viviamo), opporsi alla menzogna con la ricerca pubblica della verità è fondamentale. E una parte per noi integrante della ricerca della verità è la chiarezza intellettuale. Nel movimento del dissenso, al quale primariamente ci rivolgiamo, convivono, a parer nostro, posizioni incompatibili, che gli impediscono di assumere una direzione chiara e unitaria e dunque di diventare una realtà che abbia un peso politico e influisca sullo status quo. Intendiamo pertanto dare un contributo per far chiarezza sulle questioni fondamentali che deve affrontare chi vuole opporsi costruttivamente alla direzione che hanno preso i governi e le forze politiche europee. Ma ci rivolgiamo anche a tutti coloro che si oppongono all'espansione della guerra e al progettato coinvolgimento dei paesi dell'UE nella guerra in Ucraina, nella speranza di riuscire a elaborare un progetto di opposizione che si basi sul riconoscimento della complementarità delle politiche di guerra con le politiche pandemiche alle quali abbiamo assistito negli ultimi quattro anni. Perché una riunione pubblica? Sentiamo la necessità di confrontarci con tutti coloro con cui ci siamo relazionati negli ultimi anni, per almeno due motivi. Il primo è la necessità di sentire pareri sul nostro progetto: vogliamo capire se è condivisibile da parte di altri, o se non suscita il minimo interesse. Il secondo, che dipende dal primo, è allagare il nostro gruppo, per tentare di metterci all'altezza del nostro progetto, che non è realizzabile senza la costituzione di un gruppetto meno esiguo del nostro. Abbiamo in mente i prossimi passi: un ciclo di incontri pubblici, uno di video che approfondiscano questioni storiche che hanno stretta relazione con la situazione odierna. Un confronto con altre persone ci aiuterà anche a capire cosa portare avanti, in che modo e con quale risposta. Ti aspettiamo. Per info o gradita conferma di partecipazione: progettononviolentomilano@proton.
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